Hubble, l’esploratore dello spazio

Lanciato nel 1990 dalla NASA, il telescopio Hubble entrò in orbita attorno alla terra navigando con il suo occhio attraverso lo spazio silenzioso, per scoprire ed esplorare l’universo attorno a noi.

Fu chiamato come l’astronomo e astrofisico Edwin Hubble, nato nella seconda metà del diciannovesimo secolo, che fu uno dei primi a sostenere che oltre alla nostra, esistessero altre galassie.  

Se un comune telescopio, dalla terra, si può utilizzare solo in condizioni di clima favorevole, ovvero quando spira la tramontana e il cielo è terso, e con esso otterremo una buona visione della Luna, dei pianeti Saturno, Giove o di una nebulosa lontana, dall’altra non raggiungeremo una visione chiara di oggetti lontani anni luce da noi, cosa che invece avviene usando Hubble.

Hubble manda alla terra le immagini delle sue scoperte – nebulose, luci attorno i buchi neri, corpi celesti e altre galassie, come ad esempio la nostra vicina Andromeda, situata nella costellazione che si trova sopra il Polo Nord e visibile dalla terra come una macchia luminosa in una notte stellata. Una delle galassie ritenute tra le più grandi a noi vicine, stimata avere tra i 200 e i 400 miliardi di stelle, il doppio della via Lattea.

This NASA/ESA Hubble Space Telescope image of the cluster Westerlund 2 and its surroundings has been released to celebrate Hubble’s 25th year in orbit and a quarter of a century of new discoveries, stunning images and outstanding science. The image’s central region, containing the star cluster, blends visible-light data taken by the Advanced Camera for Surveys and near-infrared exposures taken by the Wide Field Camera 3. The surrounding region is composed of visible-light observations taken by the Advanced Camera for Surveys.

Abbiamo superato le barriere del “semplice“ viaggio tra i paesi e i continenti terrestri, per avventurarci nell’universo misterioso. L’occhio di Hubble ci porta oltre l’immaginazione, in un’esplosione di colori e polvere di stelle, di nascite di nuovi corpi celesti, come pianeti visibili attraverso le nubi interstellari.

Grazie all’aiuto di Hubble, gli scienziati hanno avuto la possibilità di studiare e capire meglio i buchi neri, fornendo anche immagini straordinarie, che hanno aiutato a spiegare la teoria di Einstein della relatività, che lega tra loro geometria dello spazio-tempo, velocità della luce e forza gravitazionale.

Con Hubble siamo arrivati a fotografare la Nebulosa Granchio, un resto di supernova visibile nella costellazione del Toro, che ha un’ampiezza che va oltre la nostra immaginazione, cioè 6 anni luce. Ugualmente bella è la Nebulosa Aquila, che ha un’ampiezza massima di 9.5 anni luce. Ha una strana forma “a tre colonne“ chiamate appunto “colonne della creazione”, dando la sensazione di qualcosa di veramente divino.

Ma c’è qualcosa di ancor più sensazionale della bellezza delle immagini di Hubble, ed è il fatto che le masse nebulose sono composte dalle nostre stesse particelle e polvere di stelle. Questo ci esorta a fermarci per un attimo a riflettere sull’incomprensibile, inimmaginabile bellezza divina che esiste dentro i confini della nostra atmosfera. 

 

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